Giappone

Non si capisce come abbia fatto il Giappone a occuparsi anche del calcio, in questi quattro anni. Dal 2006 ha cambiato quattro premier, ora siamo al quinto, Naoto Kan, accolto con toni esultanti pochi giorni fa, ma è difficile crederci, perché anche le altre volte era stata festa, brevissima festa.
21 AGO 20
Immagine di Giappone
Non si capisce come abbia fatto il Giappone a occuparsi anche del calcio, in questi quattro anni. Dal 2006 ha cambiato quattro premier, ora siamo al quinto, Naoto Kan, accolto con toni esultanti pochi giorni fa, ma è difficile crederci, perché anche le altre volte era stata festa, brevissima festa. L’anno scorso c’è stata la vittoria dei democratici, una rivoluzione per un paese che in 45 anni non aveva quasi mai tradito il voto per i liberaldemocratici. Il Giappone aveva trovato il suo Obama in Yukio Hatoyama, eletto premier con maggioranza solida nel settembre scorso, pragmatico e pieno di nuovi progetti, con una moglie che andava dicendo – senza ridere – di essere stata rapita da un ufo. Ma in otto mesi Hatoyama è rimasto vittima delle trame di partito (c’è sempre un vecchio leader scomodo nei partiti, in questo caso era anche immerso negli scandali finanziari), si è ingarbugliato nel rapporto con gli americani, non è riuscito a imporre una strategia economica per far ripartire il paese e così ha dovuto dimettersi. A luglio, quando i Mondiali stanno finendo, ci sono le elezioni alla Camera alta del Parlamento, e molti temono il ritorno al business as usual, i liberaldemocratici al potere, come se gli ultimi nove mesi non ci fossero mai stati.